Copywriter, blogger, esperta di comunicazione aziendale, editor, formatrice, autrice di manuali e saggi sulle tecniche di una comunicazione efficace: il percorso professionale di Luisa Carrada è a dir poco caleidoscopico, ma ruota tutto attorno a un elemento fondamentale, la scrittura. Sarà a Pisa con noi per la seconda edizione di Italiano Corretto con un laboratorio (“Anatomia di un blog post efficace”), venerdì 12 maggio, che ha già fatto il tutto esaurito, e con un intervento nella giornata di sabato 13 maggio a proposito delle “liste”, genere testuale che ha radici antichissime e oggi furoreggia sul web.

Scrivere in maniera efficace, a quanto pare, è un po’ una scienza esatta. Da determinate azioni scaturiscono determinati risultati, come in un’equazione, e adottare alcuni accorgimenti a priori può garantirci un discreto margine di sicurezza sul successo della nostra comunicazione. Quali sono, a tuo avviso, gli errori più grossolani in cui si rischia di incappare quando si scrive un testo?

Il primo riguarda l’ordine delle informazioni, che deriva soprattutto dall’incapacità di abbandonare il nostro punto di vista per adottare quello di chi ci leggerà. Una cosa facilissima a dirsi, difficilissima a farsi: per tutti, anche per chi scrive di professione ed è molto allenato. Così cominciamo da ciò che è importante per noi, oppure con un’ampia introduzione, invece di rispondere subito alla fatidica domanda che ogni lettore si costruisce: “Cosa c’è qui per me?”
Il secondo forse è la verbosità, cioè usare molte più parole di quelle che ci servono. Per molti questa abitudine deriva dalla scuola, che non premia la sintesi. Sintesi che  oggi è invece così importante per farci leggere, soprattutto attraverso i tantissimi “microtesti” della rete: titoli, sottotitoli, link, metadata, caption, didascalie…
Al terzo posto metterei la sintassi complessa – ma potrei dire anche complicata e contorta – che rallenta la fluidità della lettura.

 E le tre regole d’oro seguendo le quali, al netto di tutto, possiamo avere la garanzia di un risultato soddisfacente?

Visto che il mio intervento riguarda le liste, ecco la mia lista:

  • prima di cominciare, domandarsi “perché e per chi scrivere” prima ancora di “cosa”
  • cercare la parola “precisa” per quel pubblico, quel canale, quell’obiettivo comunicativo, senza accontentarci della prima che ci viene in mente
  • rileggere ad alta voce e dedicare alla revisione tutto il tempo che ci vuole, a volte persino di più di quello dedicato alla stesura.

Tra le cosiddette “involuzioni” di cui viene oggi accusato l’italiano, soprattutto sul web, la fanno da padrone i forestierismi. Tu che ne pensi? La sindrome del “tu vuo’ fa’ l’americano” è davvero così pervasiva e fastidiosa o anche l’eccesso opposto, l’ossessione di trovare un equivalente italiano a tutti i costi, rischia di essere altrettanto pernicioso? Come ti regoli, quando scrivi in prima persona?

Sui forestierismi sono molto tollerante perché penso che la globalizzazione sia anche accogliere molte parole da altre lingue. Mi infastidisco soprattutto quando l’alternativa italiana è decisamente migliore e il forestierismo ridicolo. Per esempio quando mi comunicano la deadline invece della scadenza. Ma non mi scandalizzo di store al posto di grande magazzino o di contest al posto di concorso. Quando scrivo in prima persona privilegio l’italiano più che posso – per esempio auguro buon fine settimana e non buon weekend – ma non lo faccio per sentirmi più corretta e più brava. Lo faccio perché mi piace esercitare una sorta di disciplina e scrivere sempre in modo consapevole e attento.

Infine, la domanda che stiamo facendo a tutti i nostri relatori: esiste secondo te, oggi, un “italiano corretto”? E come si fa a riconoscerlo?

Credo che esistano tanti italiani corretti quante sono le situazioni comunicative. Solo che rispetto a prima ognuna è determinata da molti più elementi, per questo tutto appare più complicato. Non ci sono solo l’obiettivo e il destinatario, ma anche il canale, il tipo di schermo, persino il momento della giornata in cui si pubblica e lo stato d’animo della persona cui stiamo scrivendo. Tutte cose che prima non sapevamo e che oggi spesso possiamo sapere.
Come riconoscere l’italiano corretto? È più facile riconoscere quello “scorretto”: ci facciamo caso perché ci sembra goffo, fastidioso, inappropriato. Quando la comunicazione è fluida e funziona, invece, le parole quasi non le vediamo, diventano trasparenti per farci andare al cuore del significato e del suo senso per noi.